Stéphane Resche, Les Carabiniers, de Joppolo à Audiberti, Rossellini, Godard. Génétique d’une prise d’armes, Paris, Classiques Garnier, 2017

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Questo bel libro di Stéphane Resche nasce dalla rielaborazione di una parte della sua tesi di dottorato, monumentale lavoro consacrato all’artista siciliano Beniamino Joppolo (1906-1963). Creatore di un’opera multiforme, che va dalla poesia alla pittura, passando per la saggistica, il romanzo e il teatro, l’autore siciliano è oggi pressoché ingiustamente dimenticato, in Italia e in Francia. Il primo merito di questo lavoro di ricerca è quindi quello di ridare visibilità all’opera joppoliana e di proporre un’aggiornata analisi, meticolosa e appassionata, del suo testo teatrale indubbiamente più conosciuto, anche grazie alla riduzione cinematografica che ne ha fatto Jean-Luc Godard nel 1963, e probabilmente più riuscito: I carabinieri.

Come ricorda Marco Consolini, nella prefazione al libro di Resche, Joppolo rappresenta quasi un caso emblematico poiché testimonia la complessità di un divenire teatrale italiano, a cavallo della Seconda Guerra mondiale, che si muove tra il desiderio di un rinnovo profondo delle forme drammaturgiche e sceniche e il bisogno di una ricostruzione etica dopo il ventennio fascista. Stéphane Resche, nella sua introduzione, prima di trattare nello specifico de I carabinieri, presenta il percorso artistico e personale dello scrittore siciliano. Di origine messinese, Joppolo vive successivamente a Firenze e a Milano, per infine stabilirsi a Parigi nel 1954, dove resterà fino alla morte. Risulta difficile rinchiudere in una formula, unica e definitiva, l’abbondante opera teatrale di Joppolo (quarantadue testi, a cui se ne aggiungono due oggi introvabili). Resche ricorda che il teatro di Joppolo, al momento della sua creazione, non corrispondeva a nessuno stile di scrittura drammaturgica già conosciuta o chiaramente definibile, anche se le sue opere possono essere parzialmente ricollegate al surrealismo, all’assurdo, all’espressionismo mediterraneo, all’esistenzialismo, al realismo magico e ad una sorta di «sinestesismo abumano». Nonostante queste influenze disparate, sono riscontrabili nella sua opera delle costanti stilistiche ben precise, la prima delle quali è il rifiuto o, meglio, il superamento di una modalità di rappresentazione puramente realista. All’interno di questa opera multiforme e magmatica, I carabinieri rappresenta un’importante svolta stilistica per lo scrittore siciliano. Resche nota che, dopo un periodo di sperimentazioni letterarie ereditate dalle maggiori correnti estetiche europee, «Beniamino Joppolo affine une certaine veine satirique qui tend désormais plus vers l’absurde à valeur universelle, lui-même hérité d’une analyse plus intime des systèmes familiaux et sociétaux proches de son appartenance» (p. 30). Nella parte conclusiva della sua introduzione, lo studioso fornisce al lettore delle utili e preziose informazioni quanto al contesto storico, all’atmosfera, alla strutturazione interna e alle differenti versioni esistenti della pièce joppoliana.

In effetti, l’intento del libro di Resche è quello di fornire, da una parte, un’analisi stilistica e strutturale de I carabinieri e, dall’altra, di ricostruire il processo genetico e la trasformazione intermediale che subisce l’opera dalla data delle sua creazione (1945) fino alla sua trasposizione cinematografica (1963).

Il primo capitolo del libro, «Naissance d’un texte», ripercorre in modo preciso ed articolato tutte le tappe che hanno portato alla creazione del testo che è alla base della prima rappresentazione francese de I carabinieri, avvenuta nel 1955, a Nogent-sur-Marne, nel corso di un festival organizzato dall’attore e regista Michel de Ré. In questo capitolo, Stéphane Resche confronta e fa dialogare la primissima versione dell’opera (1945), che ha come titolo I soldati conquistatori, con il testo, frutto della collaborazione tra Joppolo et lo scrittore francese Jacques Audiberti, probabilmente utilizzato da Michel de Ré per allestire il suo spettacolo teatrale Les Carabiniers.

L’analisi stilistica va sempre di pari passi con lo studio dei cambiamenti strutturali e contenutistici ai quali è sottoposta l’opera nel corso di una decina d’anni. Particolarmente interessanti sono le pagine consacrate alla relazione problematica tra Joppolo e Audiberti e agli interventi che quest’ultimo opera sul testo joppoliano. Resche ricostruisce, attingendo all’archivio dei Fonds Audiberti, dove è conservato l’epistolario tra i due artisti, la nascita della loro collaborazione e il deteriorarsi dei loro rapporti, fino alla loro prevedibile rottura. Se i due autori teatrali condividono una comune posizione filosofica, l’abumanesimo, che consiste, in sintesi, nell’accettare la perdita della centralità umana nell’universo, non si ritrovano sempre sulla stessa lunghezza d’onda quando si tratta di strutture drammaturgiche, scelte stilistiche e diritti d’autore.

Dalla scelta del titolo alla concatenazione degli atti, passando per la caratterizzazione farsesca dei personaggi, gli interventi di Audiberti sono numerosi anche se lo spirito del testo di Joppolo non è mai tradito. Tuttavia, nota Stéphane Resche, «l’aspect clownesque, burlesque et music-hall, engloutit quelque peu l’ironie subtile voulue par Joppolo» (p. 114), riducendone leggermente la portata politica.

Il primo capitolo si chiude sulla ricezione tiepida, anche a causa del contesto storico legato alla guerra d’Algeria, che ha lo spettacolo messo in scena da Michel de Ré nel 1958 al Théâtre d’Aujourd’hui, nel quartiere parigino di Montparnasse. Soltanto due recensioni trovano più qualità che difetti allo spettacolo, elogiandone soprattutto il testo farsesco e amaro.

Il secondo capitolo del libro, «De la scène à l’écran : l’épreuve du pratique», è consacrato, da una parte, allo spettacolo I carabinieri, messo in scena da Roberto Rossellini a Spoleto nel 1962 e, dall’altra, alla trasposizione cinematografica della pièce joppoliana da parte di Jean-Luc Godard, prendendo in considerazione anche le due versioni del testo pubblicate nel 1959 sulla rivista «Filmcritica» e nel 1969 sulla rivista «Sipario».

Nonostante la sua volontà di andare oltre il realismo, e di conseguenza oltre il neorealismo, Joppolo ha da sempre testimoniato una grande ammirazione per Rossellini poiché vi scorge, nota Resche, «la possibilité de réalisation d’une poésie onirique de l’image répondant aux mêmes caractéristiques que sa propre écriture, située à l’interface de l’état de veille endormie et de l’expérience de la réalité, un entre-deux magique et surréel, transcendantal et métaphysique» (p. 130). La collaborazione tra Joppolo e Rossellini si rivela proficua e senza conflitti. Rossellini opta per una regia di stampo iperrealista. I costumi e la scenografia sono affidati al celebre artista italiano Renato Guttuso. Anche in questo caso, ci sono delle modifiche che vengono apportate al testo visto che Rossellini chiede a Joppolo di accorpare il secondo e il terzo atto e così rende il testo dello scrittore siciliano più secco e meno poetico, accentuandone il carattere politico.

L’anno dopo, tocca a Jean-Luc Godard confrontarsi con il testo de I carabinieri. Il progetto nasce probabilmente a Parigi grazie all’intermediazione di François Truffaut, Jacques Rivette e Jean Gruault che mettono in contatto Godard e Rossellini. Godard non ha probabilmente neanche letto il testo di Joppolo e lavora direttamente, per la sua regia, sulla sceneggiatura di Jean Gruault, scritta in collaborazione con Roberto Rossellini. L’analisi di Stéphane Resche si concentra principalmente sul carattere infantile, primitivo, bestiale e ludico che sottende il testo joppoliano e che si manifesta chiaramente nella trasposizione cinematografica del regista francese. La nozione di «gioco» informa quindi il film di Godard che si configura così come una favola impegnata, di denuncia contro la bestialità della guerra e le sue conseguenze. Anche in questo caso, l’analisi di Resche scaturisce dal confronto costante e preciso tra il testo joppoliano e il trattamento godardiano.

Chiudono il libro una postfazione di Antoine de Baecque, che completa con altri preziosi spunti l’analisi del film di Jean-Luc Godard, e la bella traduzione in francese de I carabinieri fatta dal figlio di Beniamino Joppolo, Giovanni, nel 2015.

Il libro di Stéphane Resche raggiunge quindi perfettamente gli obiettivi che si era prefissati: fornire un’analisi stilistica aggiornata de I carabinieri e ricostruirne la complessa genesi.

Auteur

Graziano Tassi est agrégé et docteur en Etudes italiennes. Ses recherches portent sur la société, la littérature et le cinéma italiens de l'après-guerre à nos jours. Il a publié le volume Milan 1955-1965: la capitale du miracle économique italien entre littérature et cinéma, L'Harmattan, 2017.

Pour citer cet article

Graziano Tassi, Stéphane Resche, Les Carabiniers, de Joppolo à Audiberti, Rossellini, Godard. Génétique d’une prise d’armes, Paris, Classiques Garnier, 2017, © 2012 Quaderna, mis en ligne le 31 octobre 2018, url permanente : https://quaderna.org/stephane-resche-les-carabiniers-de-joppolo-a-audiberti-rossellini-godard-genetique-dune-prise-darmes-paris-classiques-garnier-2017/

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